«Il lavoro deve essere prima di tutto giusto». È questo il messaggio emerso con forza dal workshop promosso da Uniascom Confcommercio provincia di Varese nella sede di Confcommercio Ascom Varese, dedicato all’analisi del Decreto Legge 62/2026, il cosiddetto Decreto Primo Maggio. Un momento di approfondimento che ha riunito rappresentanti del sistema associativo, esperti del mercato del lavoro, consulenti e studiosi per affrontare alcuni dei temi più attuali e delicati: dalla diffusione dei contratti pirata al dumping salariale, dagli incentivi all’occupazione alle nuove sfide poste dall’economia digitale.
A sottolineare il valore dell’iniziativa è stato il segretario generale di Uniascom Confcommercio provincia di Varese, Lino Gallina, che ha evidenziato come il workshop sia stato organizzato con l’obiettivo di offrire alle imprese strumenti concreti per comprendere le novità normative e, al tempo stesso, per rafforzare una cultura del lavoro fondata su correttezza, rappresentanza e responsabilità.
La battaglia contro i contratti pirata
Il tema che ha catalizzato maggiormente l’attenzione dei partecipanti è stato quello dei contratti pirata, ovvero accordi sottoscritti da soggetti privi di una reale rappresentatività e utilizzati per abbassare artificialmente il costo del lavoro.
Secondo Andrea Chiriatti, direttore dell’Area Relazioni Sindacali di FIPE Confcommercio, il Decreto Primo Maggio introduce un importante cambio di passo. Chiriatti ha spiegato che l’esclusione dagli incentivi pubblici delle aziende che applicano contratti non rappresentativi rappresenta un segnale forte a favore delle imprese virtuose e un argine concreto alle forme di concorrenza sleale che alterano il mercato.
Una linea che si inserisce pienamente nell’azione portata avanti da Confcommercio, impegnata da tempo nella valorizzazione della contrattazione collettiva come strumento di tutela per lavoratori e imprese.
Collini: «Stesso mercato, stesse regole per tutti»
Ad aprire il confronto è stato il presidente di Uniascom Confcommercio provincia di Varese, Rudy Collini.
«Se ci sono regole chiare e condivise, la buona impresa le accetta. Il nostro principio cardine è: stesso mercato, stesse regole, per piccoli e grandi, online e fisico».
Per Collini il decreto rappresenta un passo nella giusta direzione perché richiama tutti gli attori del mercato alla responsabilità. Il presidente ha inoltre evidenziato come una contrattazione collettiva forte e rappresentativa non produca soltanto salari adeguati, ma favorisca welfare, formazione e competitività. Al contrario, comprimere il costo del lavoro significa impoverire i servizi, penalizzare i lavoratori e innescare una pericolosa corsa al ribasso che danneggia l’intero sistema economico.

Il concetto di “giusto” nel mercato del lavoro
Nel corso del workshop è intervenuto anche Michele Frattini, presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Varese, che ha allargato la riflessione ai contenuti più ampi del Decreto 62/2026.
«Con il decreto ci si sgancia dal concetto rigido di salario minimo. Il “giusto” richiede un approccio di sistema: rinnovi contrattuali puntuali e dati affidabili».
Frattini ha ricordato come il provvedimento affronti numerosi aspetti del mercato del lavoro contemporaneo, dagli incentivi occupazionali alle misure contro il caporalato digitale, fino agli strumenti per favorire una migliore conciliazione tra vita professionale e familiare.
Le regole come fondamento della democrazia economica
L’analisi economica e sociale è stata affidata a Francesco Seghezzi, presidente di ADAPT, che ha approfondito il rapporto tra salario minimo, contrattazione collettiva e competitività delle imprese.
Seghezzi ha sottolineato come il salario contrattuale rappresenti il risultato di un equilibrio costruito autonomamente dalle parti sociali e come la tenuta del sistema dipenda dal rispetto delle regole condivise. Consentire deroghe sul costo del lavoro, ha osservato, significa alterare la concorrenza e costringere anche le aziende virtuose a rincorrere logiche di ribasso, frenando investimenti, innovazione e crescita del capitale umano.
«Affinché una democrazia economica esista, le regole devono essere riconosciute da tutti. Tollerare che qualcuno deroghi sul costo del lavoro significa permettere che si giochi sporco nello stesso campionato».

Un confronto per imprese e lavoratori
Moderato dal giornalista Michele Mancino, l’incontro ha offerto alle imprese del territorio l’opportunità di approfondire le novità introdotte dal Decreto Primo Maggio e di confrontarsi con esperti provenienti da ambiti differenti ma accomunati da una stessa convinzione: la qualità del lavoro e la qualità dell’impresa viaggiano insieme.
Dal workshop è emersa una posizione condivisa e netta: la lotta ai contratti pirata non rappresenta soltanto una tutela per i lavoratori, ma anche una condizione indispensabile per garantire una concorrenza corretta, premiare le imprese che rispettano le regole e sostenere uno sviluppo economico fondato sulla qualità e non sul ribasso dei costi.
Un principio che Confcommercio provincia di Varese considera fondamentale per il futuro del mercato del lavoro: perché senza regole condivise, senza rappresentanza e senza il rispetto della contrattazione collettiva, non può esistere né un lavoro giusto né una competizione davvero equa tra le imprese.