Il presidente Sangalli: «Subito interventi per detassare l’energia»

Il numero uno di Confcommercio intervistato dal Quotidiano Nazionale: «Per le imprese una bolletta di 24 miliardi, più del doppio dell'anno scorso. Servono nuovi strumenti di garanzia»

Interventi per il caro energia e il caro-prezzi, ma anche, con i tassi in brusca risalita, riattivazione degli strumenti di garanzia a supporto dei prestiti e di nuove moratorie per il credito: sono le principali bestie nere da affrontare non solo nell’immediato, ma anche in maniera strutturale nei mesi a venire. Questi, in sintesi, gli argomenti trattati dal presidente di Confcommercio Imprese per l’Italia Carlo Sangalli nell’intervista rilasciata al Quotidiano Nazionale a firma di Claudia Marin.

Di seguito l’articolo pubblicato sull’edizione di oggi, martedì 26 luglio

«II Governo – avvisa il presidente della confederazione delle imprese del terziario – si avvia verso la sua conclusione, anche se certamente fino all’ultimo giorno il premier Draghi manterrà il profilo di responsabilità e autorevolezza al quale ci ha abituati. A lui e all’esecutivo che verrà chiediamo un deciso contrasto al caro-energia e all’inflazione. In modo particolare attraverso misure di riduzione dell’Iva a partire dai beni di largo e generale consumo».

Caduta del Governo e voto arrivati nella fase sbagliata?

«Siamo in una fase molto complessa con evidenti rischi di peggioramento dello scenario economico per il protrarsi del conflitto in Ucraina, per una pandemia che preoccupa ancora e per un ritorno dell’inflazione che, a giugno, ha raggiunto l’8% su base annua, confermando il propagarsi delle tensioni dagli energetici ad altri comparti merceologici. Questa situazione avrà effetti pesanti sui consumi con un ritorno ai livelli pre-pandemici solo alla fine del 2023. E sulla crescita, con il Pil che quest’anno non dovrebbe andare oltre il 3%».

In questo contesto negativo quali sono le emergenze per le imprese?

«Occorre intervenire con maggiore efficacia per contrastare il caro-energia. Nel 2022, le imprese del terziario pagheranno una bolletta di 24 miliardi, più del doppio rispetto al 2021. Come accaduto per l’emergenza Covid serve più Europa, sia per far fronte alle ripercussioni della crisi energetica, sia per rivedere le regole di formazione del prezzo dell’elettricità, anche introducendo un tetto al prezzo del gas. Sul piano nazionale, bene la diversificazione delle fonti del nostro approvvigionamento energetico».

Che cosa vi aspettate dal decreto in cantiere?

«Andranno i rinnovati e potenziati i crediti d’imposta per le imprese non energivore e non gasivore, oltre alla conferma degli interventi per l’abbattimento degli oneri generali di sistema ed in materia di riduzione delle accise sui carburanti. Più in prospettiva, resta confermata l’esigenza di una riforma organica degli oneri generali di sistema e della fiscalità energetica».

In prospettiva dovrebbe far premio la transizione green: temete contraccolpi?

«Nella transizione energetica, la sostenibilità va perseguita non solo dal punto di vista ambientale, ma anche da quello economico e sociale. Le proposte europee in materia di mobilità devono, dunque, tenere conto degli impatti, per il nostro Paese, della prospettiva del superamento delle agevolazioni per il gasolio commerciale e il gas metano e di nuovi oneri per il trasporto marittimo. Una prospettiva insostenibile per l’Italia, che il governo nazionale deve fare di tutto per scongiurare».

I dossier economici e sociali aperti riguardano il lavoro e le imprese anche per il salario minimo, il taglio del cuneo fiscale. Come dovrà affrontarli il nuovo governo?

«Resta necessario lavorare secondo la prospettiva di un patto che porti al rafforzamento della partecipazione al mercato del lavoro ed alla costruzione di robuste politiche attive. Un patto che preveda anche il contrasto del dumping contrattuale. Questo significa dare una risposta credibile alla questione del salario minimo basata sulla valorizzazione erga omnes e, dunque, per tutti dei trattamenti economici e degli istituti di welfare contrattuale previsti dai contratti collettivi stipulati da chi realmente rappresenta il mondo del lavoro ed il mondo delle imprese. Un obiettivo che dovrebbe condurre anche a scelte, in materia di riduzione del cuneo fiscale e contributivo sul costo del lavoro, di compiuta applicazione di un principio di bonus malus per la contribuzione dei nuovi ammortizzatori sociali – più inclusivi, ma anche più onerosi – e di detassazione degli aumenti contrattuali»

 

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