Elezioni, le nostre richieste. LAVORO E CONTRATTAZIONE, POLITICHE ATTIVE E FORMAZIONE

In vista delle elezioni politiche del prossimo 25 settembre, Confcommercio Imprese per l’Italia ha elaborato un documento sui temi più importanti e le urgenze da affrontare

Le richieste contenute nel documento dal titolo Le ragioni delle imprese, la responsabilità della politica. Le proposte del terziario per la prossima legislatura sono rivolte a tutti e partiti e movimenti che prenderanno parte all’appuntamento elettorale.

Sono in tutto sette le aree di intervento selezionate da Confcommercio: Legalità e sicurezza; PNRR e politica di coesione; La riforma del fisco; Lavoro e contrattazione, politiche attive e formazione; Welfare; Non nuocere alla demografia; Dalla crisi energetica ad una politica per la sostenibilità come fattore di sviluppo.

Il documento si conclude con cinque agende, rivolte ad altrettante aree di intervento: Turismo; Cultura; Professioni; Giovani; Imprenditoria femminile.

Vi presentiamo un focus ogni giorno con le richieste dell’associazione. Oggi in evidenza Lavoro e contrattazione, politiche attive e formazione

DI SEGUITO le aree di intervento fin qui pubblicate:

👉La riforma del fisco

👉PNRR e politica di coesione

👉Legalità e sicurezza

 

LAVORO E CONTRATTAZIONE, POLITICHE ATTIVE E FORMAZIONE

Serve uno straordinario impegno comune per rilanciare, attraverso buone regole e buoni investimenti pubblici e privati, la produttività complessiva del sistema Paese e per rafforzare il suo potenziale di crescita. Ecco il “Patto” che occorre.

Ne dovrebbero fare parte gli impegni condivisi per rafforzare la partecipazione della popolazione attiva al mercato del lavoro e per robuste politiche attive, che concorrano a colmare il mismatch tra domanda ed offerta profondamente avvertito nell’area del terziario di mercato.

Ne dovrebbe fare parte una risposta alla questione del salario minimo attraverso la valorizzazione erga omnes dei trattamenti economici e degli istituti del welfare contrattuale previsti dai contratti collettivi stipulati da chi realmente rappresenta il mondo del lavoro ed il mondo delle imprese.

Ne dovrebbe fare parte il contrasto del dumping contrattuale ed una rivisitazione strutturale del reddito di cittadinanza.

Diversamente, non si rende un buon servizio alla costruzione di una sicurezza sociale attiva, responsabile e sostenibile, e si aggrava il nodo dell’incontro difficile tra domanda ed offerta di lavoro.

Più attivi e innovativi

Un’Italia più attiva e più innovativa: questo dovrebbe essere l’obiettivo dell’impegno comune. Un obiettivo che dovrebbe condurre anche a scelte in materia di promozione della cultura del lavoro e dei suoi valori, di riduzione del cuneo fiscale e contributivo sul costo del lavoro, di compiuta applicazione di un principio di bonus malus per la contribuzione dei nuovi ammortizzatori sociali (più inclusivi, ma anche più onerosi), di detassazione degli aumenti contrattuali.

Va recuperata una piena agibilità dei contratti a termine e delle prestazioni occasionali attraverso una buona flessibilità governata e contrattata dei rapporti di lavoro, che può agire efficacemente per il contrasto del lavoro nero e della disoccupazione, nonché per la risposta a domande di lavoro non soddisfatte.

In maniera funzionale al conseguimento dell’obiettivo di un’Italia più attiva e più innovativa, occorre, inoltre:

> proseguire il confronto sulla sostenibilità contributiva da parte delle imprese del terziario di mercato degli ammortizzatori sociali riformati;

> individuare opportune misure strutturali di riduzione del cuneo contributivo sul costo del lavoro, anche rivedendo improprie forme di solidarietà tra settori economici;

> prevedere la parificazione del trattamento fiscale delle prestazioni del welfare contrattuale bilaterale a quelle erogate direttamente dalle imprese;

> porre l’INPS in condizione di assicurare un’effettiva verifica del rispetto dei minimi retributivi e contributivi di cui ai CCNL comparativamente più rappresentativi (art. 1 legge n. 389/1989).

Migliore occupabilità

Per più robuste politiche attive e per il miglioramento dell’occupabilità, occorre ancora:

> riformare il reddito di cittadinanza alla luce della chiara distinzione strutturale tra misure e percorsi di contrasto del rischio povertà e misure e percorsi di inserimento e reinserimento lavorativo;

> condizionare ad una proattiva ricerca di occupazione la fruizione di indennità economiche di sostegno al reddito (per disoccupazione o attivazione di ammortizzatori sociali);

> perseguire una compiuta operatività dei Centri per l’impiego e la massima sinergia tra Centri (CPI) e strutture di collocamento private (APL);

> snellire e semplificare l’utilizzo da parte delle imprese dell’apprendistato, istituto di particolare utilità nelle fasi di transizione scuola-lavoro;

> rivalutare il ruolo dei tirocini nel collegamento tra formazione e lavoro, evitando interventi che ne ostacolino l’operatività;

> valorizzare il ruolo dei Fondi interprofessionali per la formazione continua, anche abolendo il cosiddetto “prelievo forzoso” dello 0,30%;

> assicurare il tempestivo decollo operativo degli ITS.

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